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Il turismo secondo Antonio Preiti, cda ENIT!

23 aprile 2016

Politica ed Economia

Il turismo e la sottile nostalgia per quel che potevamo essere e non siamo stati.

È questo il titolo di un articolo pubblicato da Antonio Preiti su huffingtonpost.it il 6 aprile scorso che mi ha intrigato e subito convinto a pubblicare di getto un polemico post sul mio profilo Facebook, perché Antonio Preiti è persona conosciuta anche nel mondo del turismo sia per la sua attività di economista, come lui ama definirsi, sia per far parte del Censis, sia per la sua recente nomina nel CdA del neoriformato ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, cui il 28 febbraio scorso ho dedicato un articolo su questo blog (ENIT: se ci sei batti un colpo!). Il Preiti parte subito lancia in resta contro gli articoli sul turismo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che definisce veementi, e quindi si domanda se davvero il turismo italiano sia in una situazione così critica come viene descritta dal giornalista. Forse sì, forse no “si risponde”, perché se si usasse lo stesso metro di giudizio per altri settori, anche più importanti della nostra economia (le banche, per esempio), allora il turismo non ne uscirebbe per nulla male. Dico subito che sono d’accordo con Preiti per la semplice ragione che, pur essendo Gian Antonio Stella un ottimo giornalista, tuttavia resto convinto del fatto che il turismo, disciplina ostica anche per gli stessi esperti del settore, vada trattato in maniera meno dilettantesca anche giornalisticamente parlando! Condivido quindi molte delle affermazioni che Preiti fa all’interno del suo articolo, fino a quando non scrive che “Forse la notizia è un’altra. La notizia è che il turismo è una cosa semplice, mentre a furia di considerarlo come qualcosa di onnicomprensivo, di descriverlo (talvolta) come la salvezza di tutti i mali, o addirittura come il destino da avverare per il paese, diventa qualcosa di complicatissimo, quasi inafferrabile e, soprattutto, irrisolvibile”. 
il dodecaedro disegnato da Leonardo da Vinci: il mio modo per rappresentare la complessità del fenomeno turismo.

il dodecaedro disegnato da Leonardo da Vinci: il mio modo per rappresentare la complessità del fenomeno turismo.

Il turismo? Una cosa semplice!

Di tutto si può affermare, a proposito del turismo, tranne che esso sia “una cosa semplice”: è infatti un fenomeno plurimo e complesso perché “si manifesta” in differenti aspetti e coinvolge tutti i settori non solo economico-produttivi e finanziari ma anche politici, culturali, sociali, antropici, naturali, geografici ecc.. Questa complessità, evidenziata fin dagli anni ’60 del secolo scorso da illustri studiosi di discipline turistiche (Alberto Bertolino, Giuseppe Carone, Mario del Viscovo, Giuseppe di Nardi, Nestore Narduzzi etc..), è teorizzata sotto la locuzione di “interdipendenze settoriali”. Si tratta di una teoria che un economista come il professor Preiti dovrebbe conoscere bene, il quale però preso da sacro fuoco, incomincia invece a menare un altro fendente contro tutti coloro che parlano a vanvera di turismo inteso come economia: Cominciamo allora, quando si parla di economia, a chiamarlo come si chiama in tutto il mondo: industria dell’ospitalità”. Mi spiace doverlo contraddire: il più conosciuto guru del marketing al mondo, Philip Kotler in un suo libro scritto insieme ad altri due “colleghi” (J. Bowen e J. Makens) dal titolo inequivocabile di “Marketing del turismo”, definisce il turismo come “industria del turismo e dell’accoglienza”, che suddivide però in due filoni principali: quella dell’accoglienza e quella dei viaggi! Per non parlare dei numerosi corsi di laurea e master (Bocconi, Ca’ Foscari, Bologna, Tor Vergata, etc..) che hanno titoli come “Economia del Turismo”, “Economia e Gestione del Turismo”, “Scienze del Turismo”, “Scienze del Turismo e delle Risorse” etc., tutti corsi che il Prof. Preiti conosce molto bene avendo anche lui insegnato in qualche ateneo.

Puglia: i trulli di Alberobello, patrimonio Unesco

Puglia: i trulli di Alberobello, patrimonio Unesco

Le destinazioni: “prodotti” dell’industria dell’ospitalità…

La definizione di “industria dell’ospitalità” del Preiti non è quindi solo una questione semantica, ma è un gravissimo errore concettuale perché assimila totalmente l’economia del turismo all’industria dell’ospitalità, o se si vuole dei servizi turistici! Anzi, il neo consigliere d’amministrazione dell’ENIT si spinge anche più in là nel suo libro “Turismo: cambiamo tutto! Capire l’industria dell’ospitalità per tornare primi”, dove afferma che persino la parola stessa turismo è sbagliata: esiste l’industria dell’ospitalità non il turismo, che lui definisce come un fenomeno sociale come altri. Insomma, in quanto a veemenza (forse per…”stupire i gonzi”?) il Preiti dimostra di non essere affatto secondo neanche al Gian Antonio Stella da lui chiamato in causa! Ora io stesso mi sono spinto, e prima di me anche illustri studiosi della materia, a definire il turismo come un “Non Settore”, e a “rappresentarlo” sotto forma di un dodecaedro, come si potrà leggere nei vari articoli pubblicati nella rubrica “il Poliedro Turismo” di questo blog. Nessuno però si è mai sognato di affermare che il turismo non esiste o che si tratta di un fenomeno sociale come altri: al contrario trattasi invece del fenomeno più dirompente, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, a causa dei mutamenti economici, sociali, culturali, ambientali e strutturali che determina nei territori e nelle comunità dei residenti! Se invece lo si riduce a semplice industria dell’ospitalità ecco che diventa tutto più chiaro e semplice, perché come qualsiasi industria, come scrive il Preiti “ha confini, prodotti, strategie, prezzi e così via, non è solo un’aspirazione o un’ispirazione, ma una grande razionalità in azione”. Quali sono quindi i “prodotti” di questa industria? Ecco la risposta pronta e categorica del Preiti: “i prodotti dell’industria dell’ospitalità sono le destinazioni…”. Si può essere d’accordo sul fatto che l’industria dell’ospitalità “venda” indirettamente anche “territorio” nel senso che i turisti, anche quando prenotano una stanza d’albergo non lo fanno con la semplice finalità di dormire, ma di “acquistare” e di vivere un’esperienza più complessa e gratificante di un buon sonno, attratti dalle risorse del territorio che li ha motivati a recarvisi. Ma da qui ad affermare che sia l’industria dell’ospitalità a “produrre” destinazioni ce ne corre! Per chiarire la sua teoria e per rispondere indirettamente agli articoli veementi di Gian Antonio Stella circa la disastrosa situazione del nostro turismo, Preiti fa quindi una serie di esempi virtuosi, il primo dei quali è quello delle stazioni sciistiche invernali delle Dolomiti di Trentino, Alto Adige e di una parte del Veneto che lui definisce (a ragione!) come “una macchina turistica formidabile. Funziona bene, non sente crisi, e neppure il clima mite di quest’anno l’ha inceppata…Trattandosi di gente di montagna si fanno vedere poco nei convegni, scrivono ancora meno, ma ci sono, fanno fatturati invidiabili e perciò vanno benissimo”. 

Cannone sparaneve in Sudtirolo. www.sudtirol.info

Cannone sparaneve in Sudtirolo. ww.sudtirol.info

Tutto condivisibile tranne l’attribuzione del merito del successo del turismo nelle località dolomitiche agli albergatori che, per quanto siano bravi, tuttavia non lo sarebbero abbastanza senza l’aiuto dei cannoni sparaneve che hanno innevato le piste con neve artificiale in mancanza di quella prodotta da madre natura! Senza la possibilità di praticare lo sci, che è la loro motivazione fondamentale, i turisti cioè non avrebbero prenotato gli alberghi! Comunque, pur attribuendo anche agli albergatori una parte dell’idea dei cannoni sparaneve, al massimo gli si può riconoscere di aver prodotto la neve artificiale, non certamente le destinazioni turistiche dolomitiche.

Il successo dell’offerta balneare “industriale”…

Altro esempio virtuoso portato dal Preiti è l’offerta balneare “industriale” della Romagna, del Veneto, del Friuli, della Toscana e della Liguria, dove il termine industriale, chiarisce, “significa ben organizzato, con una forza notevole dell’hotellerie, con un’ampia gamma d’offerta, che va ugualmente bene”. Questa idilliaca situazione purtroppo confligge con la realtà, per esempio, della Liguria dove gli albergatori sono in perenne allarme per via della mancata costruzione dei depuratori promessi da anni dalla politica! Per pura informazione segnalo inoltre che proprio in Liguria l’industria dell’ospitalità negli ultimi 25 anni (dal 1990 al 2014) ha registrato la chiusura di 797 alberghi (-31,11%), mentre le presenze sono diminuite del 25,97%! Tutto il contrario quindi di quanto sostiene il Preiti, anche se queste defaillance non sono da imputarsi alla scarsa professionalità degli albergatori liguri, bensì a una dissennata politica di gestione del territorio che ha generato il fenomeno della cosiddetta “rapallizzazione”, oltre alla costruzione di una “città lineare” senza soluzione di continuità da Levanto a levante fino a Ventimiglia nell’estremo ponente. Si è cioè cementificata la costa con conseguenti gravi ripercussioni sull’ambiente marino e terrestre e relative diseconomie a carico dell’industria dell’ospitalità la quale, lo ribadisco di nuovo, non ha né colpe né meriti, per manifesta “incompetenza”, nella costruzione dei prodotti-destinazione, ma subisce le conseguenze delle decisioni della politica in materia di programmazione e di gestione del territorio e delle sue risorse.

Selva di alberghi a Torremolinos in Spagna, ovvero quando l'industria dell'ospitalità prende il sopravvento sull'ambiente marino.

Selva di alberghi a Torremolinos in Spagna, ovvero quando l’industria dell’ospitalità prende il sopravvento sull’ambiente marino.

Tutta colpa del turismo? No: della logistica!

Esempi virtuosi per Preiti sono anche “le quattro grandi città, che per semplicità chiamiamo d’arte, ma che sono ben più articolate e ricche, come Roma, Milano, Firenze e Venezia…Anche loro hanno dei problemi…di una logistica che non tiene i flussi, di un assetto dell’informazione…lontana dalla digitalizzazione necessaria…e una scarsa valorizzazione delle attrazioni”. Tutto vero: peccato che i problemi evidenziati dal Preiti siano proprio quelli che nulla hanno a che vedere con il suo concetto di “industria dell’ospitalità”, alla stessa stregua dell’assenza di neve in montagna! Tali criticità però “agiscono” come se fossero di fatto fenomeni endogeni al turismo, tanto da condizionarne lo sviluppo. Il che significa che il turismo non è una cosa semplice, ma purtroppo estremamente complessa: il “prodotto-destinazione”, che è l’elemento motivante dei turisti, viene cioè “confezionato”, gestito e promosso/comunicato da organismi “terzi” rispetto al turismo, competenti nei diversi settori come ministeri (infrastrutture, beni culturali, ambiente ecc..), assessorati regionali, comuni ecc.. In questo “processo produttivo” delle destinazioni turistiche, la cosiddetta “industria dell’ospitalità” cara a Preiti non ha alcuna competenza: si limita alla semplice vendita dei servizi che consentono la fruizione delle risorse motivanti delle destinazioni.Criticità evidenti presentano invece, secondo Preiti  “intere aree del sud che potrebbero dare molto di

Traffico sulla Salerno-Reggio Calabria

Traffico sulla Salerno-Reggio Calabria

di più, ma il loro problema principale non è la comunicazione, ma la logistica”. Non si può infatti pensare di sviluppare le destinazioni turistiche della Sicilia e della Calabria “senza una potente, economica e intensa rete di collegamenti aerei. E qual è stato il freno maggiore di queste regioni? La risposta è semplice, anche se non unica: la Salerno-Reggio Calabria. Averla liberata è il più grande atto di promozione turistica che da trent’anni potesse essere pensato e realizzato per il turismo del sud”. Mi viene quasi da applaudire…se non fosse che la Salerno-Reggio Calabria è un’infrastruttura costruita non per sviluppare l’industria dell’ospitalità, ma per favorire lo sviluppo dell’economia in generale del meridione, tra cui indirettamente anche quella del turismo. Insomma anche il professor Preiti dimostra con questi esempi che la da lui definita “industria dell’ospitalità” da sola non è in grado di produrre nulla!

Cagliari: Sagra di Sant'Efisio del 4 maggio: uno straordinario evento culturale mai valorizzato come "prodotto turistico"

Cagliari: Sagra di Sant’Efisio del 4 maggio: uno straordinario evento culturale mai valorizzato come “prodotto turistico”

Il turismo in Sardegna? Potrebbe essere 10 volte di più se…

Secondo Preiti  le indagini sulla domanda turistica verso la Sardegna, per esempio evidenzierebbero che il numero di persone che ci vorrebbe andare “è quattro, cinque, dieci volte più grande di quelli che effettivamente ci vanno. Colpa del turismo? No, della logistica”. Tanto che lui definisce l’isola come “una regione a numero chiuso nel senso tecnico del termine: i posti disponibili sono solo quelli offerti sugli aerei e sulle navi”. Non so se il professor Preiti sa che in effetti il numero dei turisti che si reca in vacanza in Sardegna è almeno 7-8 volte più grande di quello che viene rilevato dalle statistiche ufficiali che, come si sa, rilevano solo il movimento turistico relativo alle strutture ricettive classificate, ma ignorano totalmente quello che si rivolge agli appartamenti e alle case-vacanze, alle seconde e terze case concesse in affitto su intermediazione delle agenzie immobiliari. Ci sono fior di studi sull’argomento che penso conosca anche il professor Preiti! Altro problema: se fosse vero che la colpa di tale situazione è della scarsità di collegamenti aerei e marittimi, come mai la Ryanair ha annunciato che a partire dal prossimo mese di ottobre chiuderà i collegamenti con lo scalo di Alghero? Come mai Meridiana è sull’orlo del fallimento? Come mai la Tirrenia-CIN, la Moby Lines e la GNV riducono drasticamente, mettendo in disarmo alcuni traghetti, i collegamenti tra il continente e l’isola sempre a partire dal mese di ottobre? La risposta è semplice: mancanza di traffico, perché la domanda turistica verso la Sardegna è in massima parte quella balneare, limitata cioè al massimo a 3-4 mesi estivi e quindi a partire dal 1° ottobre il 90% degli alberghi chiude per ferie! Cioè non c’è più domanda per la semplice ragione che “Madre Natura” decide che il sole vada a scaldare l’altro emisfero del pianeta e che l’acqua di mare di conseguenza non consente la balneazione.

Ottana, il carnevale. evento straordinario mai valorizzato come prodotto turistico

Ottana, il carnevale. evento straordinario mai valorizzato come prodotto turistico

Purtroppo però gli albergatori sardi non sono stati altrettanto bravi come i loro omologhi montanari dell’arco delle Dolomiti: non hanno cioè ancora inventato il cannone “scalda-acqua-di-mare”, né quello “sparasole”! La verità, egregio professor Preiti, è però un’altra: la “costruzione” delle destinazioni turistiche non dipende affatto dall’industria dell’ospitalità, ma da precise scelte di politica economica da parte del governo regionale (visto che parliamo di Sardegna) tendenti non a “destagionalizzare” il turismo (un’autentica stupidaggine che purtroppo è diventata tanto di moda nonostante sia un termine privo di senso!) ma a “costruire le stagioni dei turismi”, alternative a quella estiva del segmento balneare, attraverso la messa a valore, la gestione e la promocommercializzazione delle risorse culturali materiali e immateriali, storiche, antropiche, naturali e ambientali!

Corniglia, uno dei borghi del Parco Nazionale delle Cinque Terre in Liguria. Patrimonio Unesco

Corniglia, uno dei borghi del Parco Nazionale delle Cinque Terre in Liguria. Patrimonio Unesco

La cultura e i siti UNESCO? Orlando fa più visitatori!

Invece sulla cultura come risorsa per il turismo, il neo consigliere d’amministrazione dell’ENIT ha delle opinioni ben precise: “La cultura è uno degli elementi della domanda turistica, importante quanto si vuole, indispensabile quanto si vuole, ma non è l’unico: il balneare, la montagna, i viaggi d’affari, i congressi, convengono a formare le motivazioni del viaggio”. Sull’aumento dell’offerta culturale per rilanciare il turismo soprattutto nel meridione d’Italia invece Preiti dice trattarsi di una “scelta saggia, solo però che bisogna ricordare che non esiste un’equazione secondo la quale più siti UNESCO un paese ha e più turisti deve avere, altrimenti il posto più visitato al mondo non sarebbe Orlando, ma qualche altra città”. Condivido quest’ultima affermazione, anche perché il turismo leisure (o se si vuole ludico!) che include anche quello balneare è il classico segmento di massa, molto più ampio quindi di quello di matrice culturale, mentre i parchi divertimento a loro volta sono di sicuro molto più “divertenti” delle visite ad un qualsiasi sito UNESCO. Il punto anche qui è però un altro: se il nostro Paese ha il più importante patrimonio artistico, archeologico e culturale in senso lato al mondo, occorre puntare sulla sua messa a valore, trattandosi dell’unica straordinaria materia prima di cui dispone, sempre però in un quadro di rigidi vincoli di salvaguardia, conservazione e tutela! Inseguire i record di presenze di Orlando non solo è impossibile ma soprattutto dannoso per la delicatezza e fragilità di tale materia prima, che una volta compromessa non sarà più in grado di generare interesse nei visitatori colti, etici, “intelligenti”, che ricercano e amano la bellezza e la cultura in senso lato come valori assoluti dei loro stili di vita! Disneyland e Orlando infine possono essere replicati da chiunque e in qualsiasi parte del mondo: Assisi, Firenze, Mantova, Pompei,  Roma,  Siena, San Gimignano, Venezia ecc., no!

Panorama di San Gimignano, patrimonio Unesco

Panorama di San Gimignano, patrimonio Unesco

Tra complessità e attrattività

Ma le “scoperte” del Preiti in tema di turismo vanno ben oltre quando annuncia che: “Anzi, anche qui c’è una notizia: le persone non sono schematiche, perché gli interessa tutto, perciò un’arrampicata sta benissimo accanto a un’esperienza del cibo, e un lungo far nulla sulla sdraio in spiaggia s’accompagna tranquillamente alla visita di una mostra. La realtà è molto meno schematica di quello che immaginiamo. Ci sono i posti che sono attrattivi (per qualunque ragione) e quelli che non lo sono. La differenza è tutta qui”! Se le “differenze” sono queste mi vien da chiedere come mai egli considera il turismo come “una cosa semplice”, mentre invece la realtà – e le persone – sono molto meno schematiche, e quindi meno semplici, di quello che immaginiamo? Sono infatti le “persone”, con le loro diverse e complesse personalità, le loro diverse motivazioni ed esigenze che le spingono a viaggiare a determinare a loro volta la complessità del turismo, che invece lui stesso schematizza come semplice “industria dell’ospitalità”! L’affermazione sull’attrattività sembra invece una massima alla Catalano se non fosse che nessuno può stabilire aprioristicamente il grado e il tipo di attrattività o di interesse turistico o meno di una destinazione, trattandosi al contrario di aspetti soggettivi e non oggettivi. Questi infatti dipendono dalla capacità che essa ha di soddisfare le motivazioni, gli interessi e le attese dei potenziali visitatori in relazione alla loro cultura, alla loro “personalità”, alla loro psicologia, al loro stile di vita e anche al budget di cui dispongono. Non a caso infatti la ricerca motivazionale consiste nello studio della relazione che esiste tra la “personalità” di un determinato oggetto (o destinazione nel nostro caso) e la personalità dell’acquirente! È compito quindi del marketing analizzare i vari serbatoi di domanda turistica e le varie “personalità” dei potenziali visitatori al fine di individuare quelli coerenti con la personalità della destinazione per un’efficiente strategia di posizionamento!

Pompei, turisti in visita agli scavi

Pompei, turisti in visita agli scavi

Le idee contrapposte di Renzi e di Preiti sul turismo

“Vinceremo la sfida del turismo… ma solo se riusciremo a raccontare agli italiani che turismo non è solo business, non è solo industria, è qualcosa di più…La gestione culturale deve diventare patrimonio nazionale…Finché non riscattiamo la consapevolezza dell’orgoglio della bellezza italiana non riparte il turismo”. Queste sono state le parole pronunciate il 9 aprile scorso dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi a Pietrarsa presso Portici alle porte di Napoli, a conclusione della seconda edizione degli Stati generali del turismo. Chissà se al Preiti sono fischiate le orecchie se era presente all’evento, visto che Renzi ha idee totalmente contrapposte alle sue in tema di turismo. Preiti infatti conclude il suo articolo su huffingtonpost.it con tutt’altre convinzioni e con una ricetta taumaturgica: “Insomma basta una politica industriale del turismo, anzi una politica per l’industria dell’ospitalità più circostanziata, dentro alle cose, più scientifica, più esatta, con maggiore competenza specifica, per guadagnare al Paese punti importanti di ricchezza nazionale”! Pur non essendo un folle ammiratore del Presidente Renzi, tuttavia sottoscrivo totalmente il suo pensiero circa il turismo, in quanto a Preiti trovo invece non solo banale e dilettantesca la sua ricetta, ma addirittura pericolosa per il futuro stesso del nostro turismo! Se l’avessi suggerita io, qualcuno dei miei amici e gli stessi miei numerosi allievi sparsi in Italia e anche in Europa mi avrebbero dato del pirla e la cosa sarebbe finita lì. Ma detta dal prof. Antonio Preiti la cosa è piuttosto imbarazzante e preoccupante proprio per le responsabilità pubbliche che egli ha come consigliere d’amministrazione dell’ENIT, che ha il compito della promozione turistica dell’Italia sui mercati internazionali.

Mantova, patrimonio Unesco e città più romantica del mondo secondo lo scrittore inglese Aldous Huxley

Mantova, patrimonio Unesco e città più romantica del mondo secondo lo scrittore inglese Aldous Huxley

Quelle poche cose che so sul turismo e che potrebbero rimediare alla nostalgia di quello che potremmo ancora essere

Una semplice politica per l’industria dell’ospitalità è deleteria per lo sviluppo del nostro turismo se non è sostenibile da parte dell’ambiente in senso lato: culturale, naturale, antropico, paesaggistico. “Produrre” strutture turistiche secondo una logica puramente “industriale”  senza una preventiva valutazione né dell’impatto ambientale né della capacità di carico di una località, determina infatti nel medio-lungo periodo diseconomie a carico della stessa industria dell’ospitalità specie se vengono alterate/trasformate le risorse che attraggono i visitatori. L’economia del turismo è quindi una “variabile dell’insieme” dell’economia dell’ambiente in senso lato! L’economia del turismo  non ha capacità produttive autonome/autoctone ma per produrre a sua volta (pernottamenti, posti di lavoro, servizi, benessere) deve attingere e assemblare i “fattori di produzione” da tutti gli altri settori non solo economico-produttivi ma anche di carattere culturale, artistico, storico, sociale, antropico, infrastrutturale, naturale ecc., sui quali, lo ribadisco, l’industria dell’ospitalità non ha alcuna competenza! Consegue quindi che il suo grado di sviluppo (o di sottosviluppo) è determinato da politiche macroeconomiche e non microeconomiche come quelle suggerite dal professor Preiti. A competere infatti sui mercati del turismo non sono le imprese (cioè l’industria dell’ospitalità) ma le destinazioni! Per competere di conseguenza occorre motivare i potenziali visitatori offrendo non semplici camere d’albergo (o solo posti su navi e aerei) ma emozioni ed esperienze polisensoriali sui territori, più efficienti ed “emozionanti” di quelle offerte dai territori concorrenti. Occorre inoltre aver chiaro un concetto: non è l”industria dell’ospitalità che decide di vendere, bensì i potenziali visitatori che decidono dove andare, cosa acquistare, cosa desiderano vedere: è questo uno dei cambi epocali determinato dall’esplosione del web e di tutte le tecnologie MID! Pensare che basti una politica più scientifica per l’industria dell’ospitalità per convincere i visitatori ad acquistare il “prodotto Italia” è pura illusione! Occorre al contrario una “politica economica” di ampio respiro che abbia come finalità non quella di rendere più efficiente l’industria dell’ospitalità, ma quella di “costruire” dei territori dove in primis vivano/stiano bene i residenti, e quindi accresca la loro qualità della vita, con la conseguenza che faccia star bene anche i turisti che vi si recano in visita. Insomma: un po’ come sanno fare benissimo i nostri cugini francesi, che presumo il professor Preiti conosca molto bene, che però con la sua ricetta confonde la mission (rendere efficiente l’industria dell’ospitalità) con la vision di costruire il benessere delle comunità! Purtroppo a fare questo clamoroso errore di prospettiva il professor Preiti non è il solo in Italia! Ci si sono messi anche altri prestigiosi Istituti come il Touring Club e lo “Studio Ambrosetti-The European House”, che in un loro “gigantesco” studio del 2007 (pesa infatti ben 5 kg!) dal titolo “Sistema Turismo Italia – Proposte per esser vincenti” scrivono testualmente “Un Paese bello e gradevole per gli altri è un Paese bello e gradevole anche per chi ci vive!”. L’Italia invece deve raggiungere la vision utopica di essere il paese della bellezza, della qualità della vita, della gioia di vivere: un Paese cioè che nessun turista al mondo può fare a meno di visitare se vuole vivere le esperienze e le emozioni polisensoriali più coinvolgenti e totalizzanti! Per raggiungere questa vision le ricette suggerite dal professor Preiti sono purtroppo soltanto velleitarie e inconcludenti!

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