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Il Turismo-Natura secondo Ecotur

Parco Nazionale del Gran Sasso e Laga

Parco Nazionale del Gran Sasso e Laga

Turismo natura, turismo sostenibile ed ecoturismo

Secondo il Rapporto sul turismo-natura, non di rado questo segmento viene associato al turismo sostenibile e all’ecoturismo. Per meglio inquadrare l’argomento del turismo natura come viene inteso nell’Osservatorio di ECOTUR ed evidenziarne le eventuali differenze, si riportano quindi le definizioni ormai consolidate relative al turismo sostenibile e all’ecoturismo. Per l’Organizzazione Mondiale del Turismo per turismo sostenibile s’intende quello che “… soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro. Si tratta di una forma di sviluppo che dovrebbe portare alla gestione integrata delle risorse, in modo che tutte le necessità economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte, mantenendo al tempo stesso l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e le condizioni di base per la vita”. Si parla quindi di turismo sostenibile quando la destinazione turistica è gestita in modo tale che il turista segua comportamenti di consumo che non portino a esaurire le risorse naturali, che distribuiscano la ricchezza tra gli operatori in maniera equa e che non compromettano la cultura locale. Si parla invece di ecoturismo quando il turista è consapevole degli impatti che il suo modo di godere la vacanza può avere sul territorio per cui, proprio in ragione di tale di tale consapevolezza, assume determinati comportamenti. Il comportamento dell’ecoturista in altre parole è guidato dal principio di “minimizzazione ambientale”.

Il “turismo-natura” e i suoi segmenti

Tra le decine di segmenti in cui normalmente si suddividono e classificano per varie ragioni (marketing, analisi, economia ecc..) i vari turismi (culturale, balneare, congressuale, sportivo ecc..), secondo i curatori dell’Osservatorio e del relativo Rapporto annuale, quello del “turismo natura” rappresenterebbe il segmento più importante, “dove il turista è un consumatore di aree verdi, di aree protette la cui motivazione principale alla vacanza è costituita dall’osservazione e dal godimento della natura e delle culture tradizionali e il cui comportamento risulta caratterizzato da un unicum dinamico di elementi ambientali e culturali non facile da distinguere e non di rado poco differenziato”. Tali difficoltà di classificazione infatti si possono evincere anche dall’esame del grafico n. 1, dove sono sintetizzati i risultati di un’apposita indagine effettuata dall’Osservatorio Permanente sul Turismo Natura presso i tour operator italiani ed europei che organizzano pacchetti sul turismo-natura. Le destinazioni o segmenti più presenti sono in ordine decrescente: i “parchi-aree protette”, seguiti da “i borghi più belli d’Italia”, dal “turismo rurale”, dal “mare-riserve marine”, dall’agriturismo, dalla “montagna” e infine dal “turismo lacuale”.

Grafico 1 – Il turismo-natura e i suoi segmenti

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Il turismo-natura è il più importante segmento in Italia.

Con queste premesse, il Rapporto sul Turismo Natura, nato nel 2003 nell’ambito di ECOTUR, la Borsa del Turismo Natura che si svolge a Lanciano (CH) in Abruzzo, sintetizza e rielabora i dati dell’Osservatorio Permanente sul Turismo Natura, sotto la direzione scientifica del prof. Tommaso Paolini dell’Università dell’Aquila  e costituisce lo studio più importante sul segmento che riguarda il movimento turistico nei parchi e nelle aree protette nazionali e regionali. I dati dell’Osservatorio vengono dedotti sia da rilevazioni annuali, tramite questionari distribuiti a un campione di tour operator italiani ed europei e ai gestori dei parchi e delle aree protette, sia attraverso l’elaborazione delle statistiche dell’ISTAT. Nel 2015 secondo il Rapporto (grafico n.2) in queste aree si sono registrati quasi 105 milioni di presenze totali nelle strutture ricettive classificate, con un aumento del 2,3% rispetto al 2014, il 52,8% delle quali dovute a turisti italiani e il 47,2% a turisti stranieri.

Grafico 2 – Presenze turistiche nelle aree protette

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Queste presenze avrebbero generato un fatturato di 12,287 miliardi di euro, con un aumento del 3,2% rispetto al 2014, con una spesa media giornaliera pro-capite di 67 euro da parte degli italiani e di 107,03 euro da parte dei turisti stranieri (grafico n. 3).

Grafico 3- Il fatturato del turismo natura in miliardi di €

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Perché si sceglie il turismo-natura

Osservando il grafico n. 4, che sintetizza le risposte ai questionari sul turismo-natura da parte dei tour operator negli ultimi quattro anni, tra le motivazioni che spingono alla pratica del turismo-natura, il “vivere a contatto con la natura” (22%), che nei precedenti Rapporti aveva occupato spesso la prima posizione, in quest’ultimo Rapporto è stato sopravanzato sia dal “praticare sport e attività all’aria aperta”, sia dal “conoscere le tradizioni culturali, folcloristiche ed enogastronomiche (24%). Quest’ultima in particolare è coerente con quella de “i borghi più belli d’Italia” che nel 2015 ha raggiunto la piazza d’onore quale segmento tra i più rappresentativi del turismo natura, come evidenziato nel grafico n.1. Seguono con percentuali inferiori il “relax” (14%), che migliora di molto il valore della precedente rilevazione, i “prezzi più bassi” (5%), categoria sempre presente perché una vacanza natura può essere goduta anche vicino al luogo di residenza abituale, comportando in tale modo una limitazione dei costi di viaggio. Troviamo poi con la stessa percentuale “ospitalità, disponibilità della gente del luogo”, e in ultimo “frequentare luoghi poco affollati” con il 4%.

Grafico 4 – Le motivazioni del turismo-natura secondo i tour operator

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I Parchi Nazionali più richiesti

Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, i due parchi storici italiani, sono quelli più richiesti dal turista quando domanda in maniera specifica il “prodotto parchi”. A ruota seguono il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il P.N. delle Cinque Terre. Citazioni plurime mettono a segno anche il P.N. dello Stelvio, dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Pollino, del Vesuvio, del Gargano e dell’Arcipelago Toscano. Seguono poi, con un numero di citazioni inferiori, tutti gli altri Parchi Nazionali. Tra i parchi regionali svetta sempre quello dell’Etna, seguito dall’Adamello Brenta, mentre il P.N. delle Cinque Terre è invece il più richiesto dai T.O stranieri. (vedere il grafico n. 5)

Grafico 5 – I Parchi Nazionali più richiesti

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Chi sono i fruitori dei Parchi e delle Aree protette

Dall’analisi dei questionari proposti ai responsabili dei parchi, delle riserve naturali e delle aree marine protette, emerge (vedere grafico n.6) che i maggiori fruitori per fasce di età sono quelli “31-60 anni” (40%), seguiti a una certa distanza (24%) dalla fascia “fino a 15 anni”, performance quest’ultima dovuta al ruolo fondamentale della scuola e del turismo scolastico in particolare, che dà la possibilità a milioni di studenti di ogni ordine e grado di esplorare, di studiare e di godere i parchi e le aree protette in genere percorrendone i sentieri e osservando la bellezza dei paesaggi. Tra gli altri frequentatori delle aree naturali in genere troviamo poi la fascia di età “16-30 anni” con il 21%, e in ultimo con il 15% la fascia “oltre 60 anni”. Approfondendo ulteriormente l’analisi per tipologie di fruitori, quella delle “famiglie” è la più importante con il 26%, seguita dal segmento “gite scolastiche” con il 19%, mentre la tipologia “con amici” occupa la terza posizione con il 18%. Troviamo poi con valori decrescenti le tipologie “in coppia” con il 16%, i “gruppi organizzati” con il 12%, mentre i “singoli” occupano l’ultima posizione con il 9%. La maggioranza  dei turisti-natura (40%) proviene da altre regioni italiane, mentre il 39% è di provenienza regionale, il 16% proviene invece dagli altri paesi europei e solo il 5%  proviene infine dal resto del mondo.

Grafico 6 – I fruitori dei Parchi e delle aree protette

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Le vacanze nei parchi e nelle aree protette

Assumendo sempre come fonte i gestori dei parchi e delle aree protette, i motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva per il 48% (vedi grafico n. 7), valore leggermente superiore a quelli rilevati nei precedenti Rapporti. Troviamo poi a una distanza abissale il “relax” con il 20% (era il 18% nella precedente rilevazione), l’”enogastronomia” con il 15%, la “riscoperta delle tradizioni” (9%), e la categoria “altro” (8%) che comprende fiere e sagre, turismo culturale, visita a parenti, lavoro. Dal confronto del grafico n. 7 con il grafico n. 4 relativo alle risposte dei tour operator italiani ed europei, emergono differenze evidenti circa le motivazioni che spingerebbero alla vacanza-natura: mentre la pratica dello sport rimane in entrambi i casi la motivazione principale, il secondo motivo sarebbe la conoscenza delle tradizioni folkloristiche per i tour operator, mentre per i gestori dei parchi sarebbe il “relax”. Alla terza posizione si collocherebbe l’enogastronomia per i gestori, mentre per i tour operator sarebbe il “vivere a contatto con la natura”.

Grafico 7 – Motivazioni di scelta di una vacanza natura, secondo i gestori dei Parchi

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Tra le attività sportive praticate nel corso della vacanza (grafico 8) il biking riscontra i maggiori favori (30%), seguito a debita distanza dall’escursionismo (19%), dal trekking (17%), dall’equitazione e dallo sci di fondo (entrambi con l’8%) e dall’animal watching con il 6%. Il 27% dei turisti natura nel 2015 ha soggiornato in un albergo, il 18% ha scelto un agriturismo, il 17% un B&B, il 15% un appartamento, il 10% un campeggio e il 7% ha pernottato nel proprio camper.

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, patrimonio UNESCO

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, patrimonio UNESCO

Non tutto però è “turismo natura”…

Senza nulla togliere alla professionalità dei rispondenti all’indagine dell’Osservatorio Permanente sul Turismo Natura, né tanto meno mettere in dubbio la competenza tecnico-scientifica degli estensori del Rapporto, tuttavia dall’esame dello stesso emerge qualche aspetto poco chiaro proprio sul concetto di turismo natura, cui si vorrebbero legare risorse che hanno connotati di altra…natura se si osserva il fenomeno anche dalla prospettiva dei fruitori. L’offerta de “I Borghi più belli d’Italia”, per esempio è di carattere demoetnoantropologico, artistico, ambientale e culturale in senso lato più che “naturale”, anche se alcuni di questi Borghi sorgono in un parco o in un’area protetta. Analogo discorso si potrebbe fare per la montagna d’inverno e in particolare per le località sciistiche, dove ci si va per la pratica dello sci e il relativo aspetto ludico-vacanziero, più che per vivere a contatto con la natura, anche se l’elemento-neve è uno dei prodotti di madre natura per lo meno quando decide di far nevicare. In caso contrario infatti si provvede a creare la neve artificiale con i cannoni sparaneve, a sottolineare la prevalenza dell’aspetto ludico in una vacanza invernale. Resta inoltre poco chiaro l’abbinamento mare-riserve marine nel senso che le località balneari hanno poco a che spartire con le riserve marine, essendo votate al divertimento e intrattenimento dei turisti più che all’osservazione della natura. In quanto al “turismo rurale”, di cui l’agriturismo costituisce la struttura ricettiva più importante, si tratta di un segmento ben definito in tutti i suoi elementi, aspetti e anche motivazioni specifiche dei fruitori, dove le attività agricole, le sue produzioni e la cultura rurale e contadina dei borghi predominano sugli aspetti e gli ambienti naturali. C’è anche da sottolineare che nei parchi naturali italiani convivono flora e fauna con i residenti nei borghi e quindi anche con le loro attività legate all’agricoltura e all’allevamento, al contrario di quanto avviene, per esempio, degli Stati Uniti d’America, dove i parchi naturali sono off limits per le attività umane. Risulta quindi molto difficile in Italia scindere l’osservazione della natura e quindi le attività come il birdwatching o il biking o il trekking, dalla pratica dello sci nelle località montane o della balneazione nelle località balneari inserite nei parchi e nelle aree protette. Tuttavia sono convinto che occorra un maggiore approfondimento del concetto di turismo natura che così come viene analizzato nel Rapporto di Ecotur rischia di essere troppo estensivo (troppi segmenti) ma privo di una propria caratterizzazione, che finisce quindi per creare confusione con l’ecoturismo che, secondo l’Associazione Ecoturismo Italia significa  “Un modo di viaggiare responsabile in aree naturali, conservando l’ambiente in cui la comunità locale ospitante è direttamente coinvolta nel suo sviluppo e nella sua gestione, ed in cui la maggior parte dei benefici restano alla comunità stessa”. Questa definizione coincide in massima parte con quella di “turismo natura”, elaborata dagli estensori del Rapporto e riportata all’inizio di questo articolo: non sarebbe il caso di arrivare a una sintesi tra le due definizioni? Non solo per una pura questione semantica, ma anche per una maggiore comprensione da parte sia degli studiosi, sia degli organismi che si occupano programmazione del territorio e di strategie di marketing turistico territoriale. Tanto più che un altro centro, la Fondazione Univerde, elabora a sua volta un Rapporto su “Ecoturismo e Turismo Sostenibile” cui ho dedicato un articolo il 7 aprile u.s. (“Gli italiani tra ecoturismo e turismo sostenibile”), dove tratta gli stessi aspetti (anche se in maniera molto meno approfondita) che analizza il Rapporto di Ecotur, ma chiamandoli con nomi diversi.

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