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Il Rapporto sull’outgoing degli italiani

Il movimento turistico nel nostro Paese: statistiche solo parziali

È stato presentato alla BIT di Milano il 12 febbraio scorso il Secondo Rapporto sull’outgoing degli Italiani, curato da Emilio Becheri e Giada Cirrincione di Turistica e New Mercury Consultant di Firenze, che hanno analizzato e rielaborato i dati di diverse fonti, e in particolare quelli di ISTAT, Banca d’Italia, Eurostat e Organizzazzione Mondiale del Turismo (UNWTO), dai quali si evincono diversi aspetti di questo fenomeno che caratterizza il turismo italiano sul versante della domanda. Dall’elaborazione di questi dati i ricercatori hanno ricavato una sorta di matrice del movimento turistico da cui si evince che nel 2015 i pernottamenti totali dei turisti italiani sono stati 296.347.932, il 34,4% dei quali (in totale 101.805.802) all’estero, contro il 65,6% di quelli effettuati in Italia, che sono stati 194.542.130. Va precisato al riguardo che, come rilevano i ricercatori, tali dati non rispecchiano il reale andamento della domanda turistica verso il nostro Paese, che nel 2015 avrebbe generato complessivamente 384.628.138 pernottamenti, dei quali 190.086.008 dovuti ai turisti stranieri (movimento incoming). In questi dati infatti non sono compresi i pernottamenti effettuati nelle cosiddette abitazioni per vacanza (per le quali non vi è obbligo di rilevazione), per cui i pernottamenti effettivi si calcola siano almeno il doppio di quelli rilevati ufficialmente, che si riferiscono esclusivamente alle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere classificate. Un’altra precisazione importante riguarda invece il concetto stesso di turismo, che ha un significato più ampio di quello del “fare vacanza”, per cui i dati riportati includono anche i viaggi e i soggiorni per affari o per altre motivazioni, che complessivamente hanno riguardato 34,774 milioni di soggetti, pari al 57,2% della popolazione residente in Italia. A questo proposito i ricercatori precisano che il numero dei pernottamenti degli italiani all’estero è stato da loro depurato delle lunghe permanenze per ragioni di studio o di lavoro o per visite a parenti e amici, allo scopo di renderli coerenti e raffrontabili con quelli dell’ISTAT che, come abbiamo visto, considera soltanto le presenze relative alle strutture ricettive classificate. Di conseguenza il totale di 101,806 milioni di pernottamenti stimati dai ricercatori risulta inferiore a quello indicato dall’Indagine alle frontiere sul turismo internazionale della Banca d’Italia.

Tabella 1 – Flussi di origine delle presenze domestiche in Italia – Quote regionali del mercato turistico nazionale dei residenti – Anno di riferimento: 2014

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Fonte: ISTAT

Il turismo domestico

Come si è già visto, il primo mercato di destinazione dei turisti residenti in Italia è l’Italia stessa con il 65,6% dei pernottamenti. La Lombardia è la prima regione italiana generatrice del movimento outgoing domestico (quello cioè diretto verso le altre regioni diverse da quella in cui si risiede) con il 22,7% delle presenze, seguita a debita distanza dal Veneto con il 10,2%, dal Lazio con il 9,3%, dall’Emilia Romagna con il 9,0%, dal Piemonte con l’8,4%, dalla Campania con il 7,2% e dalla Toscana con il 6,4%. Per maggiori dettagli si esamini la Tabella 1, da cui si evince anche che dalle prime cinque regioni (Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte) ha origine circa il 60% (59,6%) delle presenze turistiche nel nostro Paese. Nella tabella 2 è sintetizzato l’andamento del movimento turistico domestico degli italiani negli ultimi nove anni (dal 2007 fino al 2015) da cui si nota che sono stati anni di crisi: nel 2007 infatti sono stati raggiunti 213,2 milioni di presenze, crollate a 191 milioni nel 2014 (-10,4%). Tale tendenza si è invertita nel 2015 (+1,9% sul 2014) quando le presenze sono arrivate a 194,5 milioni, ben lontane però dal record del 2007.

Tabella 2 – Andamento degli arrivi e delle presenze dei turisti italiani in Italia nel periodo 2007-2015 – Anno base 2007 = 100

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Fonte: ISTAT

Opposto a quello delle presenze è stato invece il trend degli arrivi nelle strutture ricettive: prendendo come dato base il 2007 (= 100), nel 2015 si arriva a 106, con un aumento di 1,6 milioni di arrivi, e un tasso medio di crescita annua dello 0,4%. Nello stesso periodo 2007-2015 la diminuzione delle presenze dei residenti in Italia è stata compensata dall’aumento della domanda internazionale, come illustrato della tabella n. 3, da cui si evince che, preso come anno base sempre il 2007 (= 100), le presenze degli stranieri in Italia hanno raggiunto un valore pari a 116 nel 2015, mentre quelle dei residenti sono crollate a un valore pari a 92. Anche questi dati negativi sono da attribuire alla crisi economica che ha investito il nostro Paese negli anni presi in esame e che hanno costretto molti italiani a ridurre le voci di spesa anche per turismo.

Tabella 3 – Andamento delle presenze dei turisti italiani e stranieri in Italia nel periodo 2007-2015 – Anno base 2007=100

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Fonte: ISTAT

I viaggi degli italiani in italia e all’estero

L’influenza negativa della crisi economica sui viaggi e le vacanze degli italiani in Italia e all’estero, è confermata anche dai dati esposti nelle tabelle n. 4 e n. 5, da cui si nota come il numero complessivo dei viaggi è crollato dai 122,9 milioni del 2008 ai 63,6 milioni del 2014 (-48,2%), mentre i pernottamenti sono passati da 706,650 milioni a 369,492 milioni del 2014, con una diminuzione del 47,7%. Al momento dell’elaborazione della ricerca, l’ISTAT non disponeva ancora dei dati relativi al 2015.

Tabella 4 – Numero dei viaggi degli italiani in Italia e all’estero – 2007-2014 – 

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Fonte: ISTAT, Indagine sui Viaggi e le Vacanze in Italia e all’estero, 2014

Sulla veridicità dei dati forniti dall’ISTAT, gli estensori del presente Rapporto (e non solo loro!) avanzano però seri dubbi, avvalorati soprattutto dalla “Indagine campionaria alle Frontiere sul Turismo Internazionale” condotta dalla Banca d’Italia, secondo cui invece il numero dei turisti italiani che nello stesso periodo 2007-2014 hanno alloggiato in un esercizio ricettivo all’estero è aumentato dell’11,4%, mentre i pernottamenti sono aumentati di 39,9 milioni e una percentuale del 17,5%! Come è facile constatare, due fonti diverse, entrambe organismi statali, forniscono dati totalmente opposti relativi allo stesso fenomeno: l’unica spiegazione plausibile che giustifichi tali differenze è data dal fatto che la Banca d’Italia prende in considerazione tutte le strutture ricettive usate dai turisti italiani e per qualunque tipo di motivazione li abbia spinti verso l’estero, comprese quindi quelle per ragioni di studio o di lavoro o per visite a parenti e amici, mentre l’ISTAT limita la sua analisi al movimento turistico relativo alle sole strutture ricettive classificate ufficialmente.

Tabella 5 – Confronto tra arrivi e presenze in Italia e all’Estero degli Italiani                                                   – Anno base: 2008 = 100

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– Fonte: ISTAT, Indagine sui Viaggi e le vacanze in Italia e all’estero.

Il movimento outgoing verso l’estero degli italiani

Secondo il Rapporto sull’outgoing nel 2015 gli italiani hanno effettuato 16,124 milioni di viaggi all’estero, che hanno generato 25,581 milioni di arrivi e 101,806 milioni di pernottamenti, con una permanenza media per viaggio di 6,31 giorni e di 3,98 giorni per arrivo. Per maggior chiarezza sui dati riportati nella tabella 6, i ricercatori precisano che in genere un turista compie più viaggi nel corso dell’anno e che un viaggio può dare luogo a diversi arrivi e pernottamenti nelle strutture ricettive. Per esempio: un solo viaggio in Francia con pernottamento di due giorni in un hotel a Nizza e di tre giorni a Parigi dà luogo a due arrivi in altrettanti alberghi e a cinque pernottamenti. Le mete preferite dal 64% degli italiani sono le visite alle città, mentre resta rilevante la quota di coloro che scelgono il mare. Per il 2016 i ricercatori prevedono un incremento del numero dei viaggi del 2,3% (16,489 milioni) e del 2% dei pernottamenti (103,861 milioni) rispetto al 2015.

Tabella 6 – Viaggi e vacanze degli italiani all’estero – Anni 2014, 2015 e 2016

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Fonte: ISTAT, indagine sui viaggi e le vacanze + nostre stime e previsioni

Le destinazioni del movimento outgoing degli italiani all’estero

I Paesi di destinazione di questi flussi, sintetizzati nella tabella 7, vedono la Francia come leader, che ha totalizzato nel 2015 il 13,80% della domanda, seguita al secondo posto dalla Spagna con il 13,10%, dalla Gran Bretagna con il 7,90%, dalla Germania con il 7,50% e dalla Croazia con il 6,10%, che si piazza così al 5° posto, surclassando l’Austria, ferma al 6° posto con il 3,90% della domanda, tallonata a sua volta dall’Albania con il 3,5% e dalla Romania con il 3,4%. Albania e Romania rappresentano le vere novità in questa particolare classifica: i flussi verso queste due nazioni sono determinati anche dai molti loro concittadini che lavorano in Italia e che attivano di conseguenza il segmento del “turismo di ritorno” o se si preferisce “delle radici”. Sorprende invece la posizione della Grecia che si colloca solo al 10° posto assoluto tra le prime 30 destinazioni delle vacanze degli italiani, con una quota di mercato del 3,1%, mentre nel 2011 era stata quasi doppia: il 6%! A determinare questa performance negativa ha indubbiamente contribuito la gravissima crisi socio-economica che ha investito il Paese, rendendolo anche poco sicuro agli occhi dei vacanzieri. Il fattore sicurezza ha di certo influito negativamente anche sul movimento turistico verso l’Egitto e verso la Tunisia, dove in questi ultimi due anni si sono verificati gravi attentati. L’Egitto, per esempio nel 2015 si è collocato al 16° posto con una quota di mercato dell’1,5%, mentre nel 2012 tale quota era stata del 4,1%! Gli USA sono invece il primo paese extraeuropeo di destinazione per i turisti italiani, con una quota di mercato del 3,2% (9° posto in classifica), seguiti dal Marocco con il 3,0% (11° posto), dal Brasile con l’1,6% (14° posto) e dall’Egitto al 16° posto, cui si è già accennato. I ricercatori stimano che nel 2016 si verificherà un incremento medio del 2% delle presenze dei turisti italiani all’estero.

Tabella 7 – Quote di mercato del flusso outgoing degli italiani verso i paesi di destinazione

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Alcune riflessioni sui dati e sui trend

La prima considerazione da fare è che il nostro Paese è contemporaneamente emettitore e ricettore di domanda turistica, tanto che, secondo i ricercatori del Rapporto, i debiti per viaggi all’estero degli italiani corrispondono a circa il 60% dei crediti per i clienti stranieri in Italia. Da una mia verifica presso la Banca d’Italia relativa all’anno 2014 (non sono ancora disponibili i dati relativi al 2015), la nostra bilancia turistica ha presentato un saldo netto positivo di 12.528 milioni di euro, a fronte di uno di 12.755 milioni nel 2013. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, sono state 34.240 milioni di euro nel 2014, con un aumento del 3,6% rispetto al 2013, mentre quelle dei viaggiatori italiani all’estero sono state 21.713 milioni, con una crescita del 6,9%. L’avvento prepotente di Internet ha cambiato alcune logiche e alcune dinamiche nei mercati: la domanda ha preso il sopravvento sull’offerta, nel senso che non è più l’impresa (nel nostro caso la destinazione) a vendere ma è la domanda a scegliere e decidere cosa acquistare e quindi dove andare. Al riguardo si sta affermando una progressiva disintermediazione nelle transazioni, nonostante si sia verificata, specie nel 2015, una rivalutazione del ruolo degli agenti di viaggio come consulenti e garanti per i clienti circa la sicurezza e l’affidabilità specie per le destinazioni lungo raggio e in particolare quelle asiatiche come Oman, Sri Lanka, Malaisia, Thailandia. Il turismo però, secondo gli estensori del Rapporo “è un mercato di tanti mercati, un metamercato che ha propri condizionamenti che vanno oltre l’ICT, perchè si realizza e si sperimenta sul territorio e perchè l’immagine e il passaparola restano decisivi per orientare le scelte, anche quando assumono la forma dei social media e diventano story telling”. Altri aspetti che caratterizzano le scelte di vacanza da parte dei turisti, sono la ricerca di destinazioni più autentiche, dove sia cioè possibile realizzare esperienze di viaggio orientate al recupero degli aspetti interiori e spirituali. Il “fare vacanza” sta cioè diventando un fenomeno sempre più caratterizzato in senso culturale ed esperienziale. Inoltre, sottolineano i ricercatori “si stanno sviluppando sempre di più forme di ricettività strettamente legate al territorio e ai margini della legalità come ad esempio gli AirBnb…che le istituzioni stanno cercando di recuperare al mercato in chiave di concorrenza e per gli aspetti fiscali; in Francia già da ottobre 2015, ad esempio, è stata attivata l’imposta di soggiorno per gli AirBnb (gli appartamenti privati affittati per soggiorni di varia durata n.dr.)”. Quest’ultima affermazione in sostanza mette in evidenza l’irrompere anche nel nostro Paese della “sharing economy”: una nuova tipologia di offerta nata negli USA e che è destinata a sconvolgere i mercati, perchè disintermediata e decommercializzata rispetto ai tradizionali canali di distribuzione dei servizi turistici. Infine i ricercatori del Rapporto sull’outgoing lanciano un’ultima annotazione circa l’attendibilità delle statistiche sul movimento turistico: “Si è pienamente consapevoli che il movimento turistico attivato in ed out è almeno il doppio di quanto appare dalle statistiche ufficiali ISTAT, relative alle strutture ricettive – concludono Emilio Becheri e Giada Cirrincione – ma abbiamo cercato un punto fermo affidabile, in attesa che le varie fonti scelgano di fare un minimo di ordine fra loro”. Da parte mia, a commento di quest’ultima frase, ripropongo quanto scrisse negli anni ’80 del secolo scorso Harry Henry nel suo libro “La ricerca motivazionale”: “Le statistiche sono come i bikini: rivelano molte cose interessanti, ma in genere nascondo l’essenziale!”. Da quanto si è appreso dai numeri e dai commenti riportati nel Rapporto sull’outgoing, purtroppo le statistiche nel turismo non sono già al…bikini, ma sono ancora al burka delle donne integraliste mussulmane!

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